Novak Djokovic vince Wimbledon, primo sigillo per l’Italia – Luigi M. D’Auria

“Il campione serbo batte Federer e impone il suo secondo sigillo, Errani e Vinci rompono uno storico tabù”

Federer

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Wimbledon (Londra) – E’ appena conclusa la finale maschile del più importante torneo del mondo. Sono felice. Non per la vittoria di Novak Djokovic, i giornalisti sono, infatti, imparziali, ma per il fatto che la finale di doppio misto è stata rimandata a domani, posso passare qualche ora in più a Londra, aggirandomi per un All England Club semi deserto. In ogni caso, non intendo discutere delle mie faccende personali, bensì della seconda vittoria a Wimbledon del serbo Novak Djokovic, che ha appena battuto in cinque set Roger Federer, che arrivato a due games dal record di successi ai Championships si è sciolto come neve al sole, forse perché ha iniziato a pensare troppo a quanto fosse vicino ad un record storico.
Proprio mentre ragiono tra me e me di queste cose, un vecchio amico si presenta in uno dei tanti pub di Wimbledon, dove sono seduto, per invitarmi a cena la sera stessa. Argomento, ovviamente, il torneo di Wimbledon appena concluso. Alle otto in punto sono davanti ad un noto ristorante londinese e lui mi aggredisce subito con due domande alquanto spinose: “è finalmente iniziato il tanto atteso ricambio generazionale”? “Federer potrà ancora vincere Wimbledon”. Quasi per giustificare eventuali errori, bevo un bicchiere di vino prima di rispondergli con una certa sicurezza. Per quanto riguarda la prima domanda, gli rispondo che il ricambio generazionale è finalmente iniziato. Lo spettacolo fornito a chi come me ha girovagato per due settimane per i campi dell’All England Club da Raonic, Dimitrov e Kyrgios (che ha battuto negli ottavi Nadal) è stato sicuramente ottimo, tuttavia la generazione dei nati negli anni ’90 deve ancora compiere un piccolo passo per impadronirsi definitivamente della scena tennistica mondiale. Per quanto riguarda, invece, la seconda domanda, penso sinceramente che Federer abbia sprecato una grande occasione per battere un record che resiste dal 1890, settimo sigillo di Williams Renshaw e che è stato solo eguagliato da Sampras e dallo stesso Federer.
Nel femminile, invece, la generazione dei ’90 si sta veramente prendendo la scena. Cadute Williams (sicuri che sia lei la dominatrice del 2014), Sharapova, Azarenka, Li e Radwanska, la finale è stata tra una rediviva Petra Kvitova e la promessa canadese Bouchard. Nonostante la netta vittoria della ceca, la canadese, che sarà la prossima sette del mondo, ha dimostrato in ogni caso di essere la più grande promessa del tennis mondiale, anche se adesso è diventata una realtà.
Dopo il roast-beef, convinto di poter raggiungere l’abitazione che ho affittato a Wimbledon, al numero 100 di Worple Road, dalla mia amica Laura Russo, il mio amico mi chiede cosa ne penso delle prestazioni degli italiani ai Championships. Io gli rispondo che in generale il settore femminile ha deluso con nessuna atleta al terzo turno, mentre nel maschile avrei dato un sei tirato a Fognini (buon risultato, ma ottenuto vincendo match facili) e un sette a Bolelli, autore finalmente di un torneo ai suoi potenziali livelli. Unica eccezione è stata la vittoria nel doppio femminile di Errani e Vinci. La nostre portacolori, al quinto slam in carriera, hanno finalmente issato una bandiera italiana sull’albo d’oro del torneo più prestigioso del mondo. Dopo il dolce, saluto il mio amico e mi appresto a raggiungere la mia abitazione londinese, pronto per l’ultimo e definitivo (seppur non previsto) giorno di partite. Luigi M. D’Auria

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